La nostra storia: dalla Chiesa di San Bardilio.....Ieri

 

 

 

Chiesa di S.Bardilio, precedentemente chiamata  Santa Maria de Portu Gruttis

 L'Arciconfraternita di" Nostra Signora della Solitudine"( o de la Soledad, così chiamata per la "Solitudine della Madonna" dopo la morte del Figlio) è stata istituita  come Pia Associazione nella  seconda  metà del 1500.e in seguito nel 1603, come Confraternita, durante il pontificato del Papa Clemente VIII (1592-1605).  La data precisa sarebbe stata individuata nel 1608 dal canonico Giovanni Spano, dallo studioso Francesco Alziator e da altri i quali la mettono in relazione al pontificato di Papa Clemente VIII : Il che non sembra accettabile in quanto quel pontefice è deceduto nel 1605. Nel 1608 era papa Paolo V. Si potrebbe pensare che la bolla pontificia sia entrata in vigore con tre anni di ritardo; Ma ciò appare piuttosto strano, per cui probabilmente, la bolla istitutiva è di Papa Clemente VIII e nel 1608 si colloca la bolla di conferma emanata, però da Paolo V. La prima sede fu nella chiesa di Santa Maria de Portu Gruttis, successivamente chiamata San Bardilio nel 1650/75 in seguito al rinvenimento delle reliquie del martire  ai piedi del colle di Bonaria nativo del capoluogo, di lui si sa che era  diacono e che venne martirizzato sotto l'Imperatore Diocleziano. Nella Chiesa di S. Lucifero a Cagliari trovasi un dipinto che lo ritrae in preghiera tra gli Angeli.).La chiesa, secondo un antica leggenda citata dal canonico Spano nella sua" Guida alla città di Cagliari," venne edificata sul luogo dal quale San Paolo avrebbe predicato il Vangelo ai sardi.  San Bardilio , pertanto ,fu innalzata proprio dove sorgeva la più antica chiesa sarda detta "Sancta Maria in Portu Gruttae" Quest'ultima sarebbe stata costruita nello stesso luogo  dove San Paolo pose piede per la prima volta in Sardegna. Lo stesso Spano ricorda una cronaca nella quale si dice che  nel sito veniva venerata la pietra su cui sali' l'Apostolo per predicare ai fedeli . Questa pietra sarebbe stata conservata sino al VIII secolo e poi distrutta dai saraceni durante una delle loro scorrerie nell'isola.  Questa tradizione è riportata anche dal Martini il quale, commentando un palinsesto esistente  nella biblioteca universitaria di Cagliari, ricorda tra le cose sacre devastate dagli Arabi:" Etiam petram magnam de Sancto Paulo ubi Apostulus praedicavit de Cristo in portu de Kalari ubi est Sancta Maria fuit deruta." (--che anche la grande pietra di S. Paolo, da cui l'apostolo predicò su Cristo nel porto di Cagliari,dove è S.Maria, fu distrutta)..I titoli di Santa Maria di Portu Gruttis, o de Portu Salis con i quali era conosciuta la chiesa nel Medio Evo, indicano che il tempio sorgeva presso un porto e  un cimitero punico-romano. Il termine Portu Gruttis era motivato dalla presenza appunto di grotte sepolcrali scavate nelle falde del colle di Bonaria., Dal vicino porto  si imbarcava il sale, della cui estrazione e del successivo commercio si occupavano i monaci benedettini di San Vittore di Marsiglia.  La chiesa di S.Maria di Portu Gruttis appartenne al monastero di S. Vittore di Marsiglia,cui venne concessa da Costantino, giudice di Cagliari, prima del 1103, anno della sua morte. I Vittorini ne mantennero  il possesso sino al 1218. I rivolgimenti politici dovuti alla progressiva penetrazione dei Pisani nel giudicato, ne causarono il passaggio all'opera di Santa Maria di Pisa, la quale, nel 1230, la affidò ai frati Francescani, come risulta nella Carta Pisana del 1°Marzo 1230  e qui riprodotta,anche se sembra che i Francescani fossero già li' in precedenza.    

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 La Carta Pisana del 1230 è opportuno precisarlo non parla di un passaggio di proprietà; infatti, il verbo "recommendavit", in forza del dettato della regola dei minori, sottointende una semplice " commenda," in virtù della quale S. Maria di Pisa si riservò la proprietà, concedendo solo l'uso di immobili e beni a frate Luca e altri frati. Scopo dell'Operaio  pisano Gerardo Erici era quello di redigere l'inventario dei paramenti e dei libri appartenenti alla chiesa. L'inventario fu steso  nel coro della chiesa . All'atto presenziarono, in qualità di testimoni,Scornigiano, del fu Pietro Scornigiani, giudice  del castello di Cagliari, i fratelli Aiuto e Marco del fu Pandolfino e Giovanni Ucelli. I Francescani provvidero alla riconsacrazione della chiesa nel corso dell'anno. La chiesa di Portu Gruttis quindi, restò dimora minoritica fino a che non fu ultimato il nuovo grande convento di S. Francesco di Stampace, verso il 1275, ma anche in seguito non venne abbandonata del tutto.Dopo alterne vicende sembra che  i Francescani siano andati via agli inizi del 1500 per recarsi subito dopo nella chiesa di S. Lucifero e ,secondo una certa storiografia, S.Maria del Porto fu successivamente intitolata a San Bardilio,(1578)diacono martire e poi alla S.S Trinità, quando, durante il governo dell'arcivescovo Gaspare Vincenzo Novella, nel 1580/83 passò ai Trinitari che la tennero sino al 1760, fino cioè al loro trasferimento a S. Lucifero.  La chiesa, che appare nella  fotografia scattata prima del 1929, venne costruita secondo i canoni stilistici del romanico Pisano e del gotico Italiano." Era di modeste dimensioni, a pianta rettangolare mononavata, con abside semicircolare e copertura a capriate lignee. La facciata, a terminale piatto, era divisa in tre specchi di lesene e decorata da archetti pensili, come anche i prospetti laterali. In essa si apriva un portale in origine architravato, con stipiti monolitici, capitelli fitomorfi e arco di scarico semicircolare sopraccigliato."  La decadenza degli stabili,  purtroppo, si andò man mano accentuando in concomitanza e dopo la costruzione del cimitero di Bonaria. Già a metà dell'800 quando la chiesa era ormai "Interdetta", il convento risultò adibito a vari usi come per esempio: 

  • Ospedale (con 12 posti letto per i forzati);
  • Caserma dei "Preposti alla dogana";
  • Pagliaio;
  • Scuderia;
  • Polveriera;
  • Deposito di tabacchi;
  • Conceria.

ILa fine della chiesa fu ingloriosa.  Nel 1860, anno in cui lo Spano pubblicò la sua " Guida" , era già àbbandonata,l'interno spoglio e i muri  pericolanti. Successivamente nel 1909 , dopo un precedente incendio,avvenne  il rovinoso crollo  del tetto.  Questa notizia apparsa su " L' Unione Sarda" del 25 Ottobre 1909 dà l'esatta dimensione dell'agonia di un edificio destinato a scomparire,nonostante fosse stato riconosciuto monumento nazionale nel 1902. Il colpo di grazia,infatti, gli sarà inferto nel 1929, allorchè, nonostante il progetto di ricupero predisposto dalla Sopritendenza ai Monumenti, il Consiglio comunale deliberò di demolirne gli ultimi ruderi.  I numerosi dipinti , che essa conservava,e anche,  le sculture di marmo  furono asportate e trasferite altrove  prima della demolizione. Nella descrizione  della chiesa di S.Lucifero, sempre  lo stesso Spano  ci racconta di ciò che poteva provenire dalla chiesa di S. Bardilio: la seconda cappella a destra dopo l'ingresso...".era dedicata alla Vergine del Porto...vi è il suo simulacro in mezzo....Ma la cosa più degna da osservare è l'mbasamento dell'altare....Si vede chiaro  che questa base apparteneva ad altro altare,forse trasportato dal convento di S.Bardilio,dove prima  erano i Trinitari...".Quindi ,secondo lo Spano  nella chiesa di S.Lucifero  poteva esistere il simulacro della Vergine del Porto ,(qui sotto riportata,)  e altre cose provenienti dall'antica chiesa di Santa Maria de Portu Gruttis, poi  S.Bardilio e SS.Trinità.   Oggi, purtroppo,  rimangono ben poche tracce di quel tempio,che, ai tempi del canonico Giovanni Spano, dava "un bell'aspetto alla lunga passeggiata" dello stradone di Bonaria. 

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Simbolo dei Padri Trinitari e dell'Arciconfraternita della Solitudine

 RItornando all'Arciconfraternita della Solitudine, il pontefice Paolo V, con propria bolla (vedi documento A) datata15 Ottobre 1616,aggregò la Confraternita della Solitudine alla SS.. Trinità di Roma, con il beneficio di tutte le indulgenze spirituali concesse dai Pontefici  Romani all'Ordine dei Padri Trinitari.  La bolla,come già detto del 1616, presenta sul frontespizio tre artistici disegni di forma circolare. In quello di sinistra è rappresentato lo stemma dell'Ordine Trinitario (croce greca con un braccio rosso e l'altro azzurro). Nello stemma centrale è rappresentato Gesù Crocefisso con  ai lati disposti simmetricamente,due condannati a morte inginocchiati, ricoperti con un saio, con il viso incappucciato, con un rosario tra le mani e la corda del capestro al collo. In quello di destra è invece raffigurato lo stemma dell'Arciconfraternita. Da questa bolla si possono ugualmente ricavare gli elementi essenziali circa l' istituzione e gli scopi della Confraternita della  Solitudine nonchè la sua sede originaria e le indulgenze concesse a coloro che sarebbero entrati a farne parte: Fin dalla sua istituzione, il governo spagnolo, ordinò alla Confraternita, di operare i riti della settimana santa, che ancora oggi tradizionalmente resistono. Nel 1620-28 i confratelli, per il gravoso impegno e per il lungo tragitto dalla lontana chiesa di S. Bardilio fino alla Cattedrale nel quartiere di Castello e viceversa, ottennero dall'arcivescovo il trasferimento della confraternita e delle proprie attività nella chiesetta di S. Giovanni Battista, nel borgo di Villanova, dove ancora oggi opera. Tale trasferimento venne definitivamente sanzionato con l'approvazione del Papa Innocenzo XII  l'8 Febbraio 1697,con la conferma delle indulgenze e grazie concesse nei 1616. Esiste ancora un documento di data incerta che elenca meticolosamente tutti i benefici e le indulgenze concesse dai vari pontefici fino alla data del 15 Marzo del 1763. In tale documento,(vedi documento B) il Pontefice allora regnante Clemente XIII, riporta minuziosamente confermandole,tutte le indulgenze concesse dai suoi predecessori nel pontificato.Apprendiamo cosi' che, oltre a quelle stabilite nella bolla di istituzione della Confraternita, altre ne furono concesse, nel 1607 e 1611 dal Pontefice Paolo V, il 18 Settembre 1628 da Urbano VIII; il 1° Settembre 1681 da Innocenzo XI;e,successivamente,in data 9 Dicembre 1734, da Clemente XII. Infine altre indulgenze furono concesse con "Brevi" di Benedetto XIV il 14 Luglio 1757 e di Clemente XIII il 17 Agosto 1762.......I due documenti ,( A e ), qui sotto riportati, sono appesi alle pareti della sala consiliare ,vicino alla sacrestia, della chiesa di San Giovanni, mentre il documento(la targa) in bronzo(C) è posizionato affianco all'ingresso della medesima:        

 

                                                                                                                                                           Documento A

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Documento B: 

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       Sommario Indulgenze concesse dal 1607 fino a Sua Santità Papa Clemente XIII(1763)

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Targa in bronzo riepilogativa della storia dell'Arciconfraternita della Solitudine

 Questa è la formula di giuramento che i postulanti
recitano nell'altare maggiore diventando così, a tutti gli effetti,
Confratelli e Consorelle

 
 
Io, indegno confratello
di questa santa e venerabile compagnia
fondata sotto l’invocazione
della Vergine Santissima della Solitudine
di proprio motto e spontanea mia volontà,
prometto
di osservare tutte le regole e i capitoli
contenuti nelle costituzioni
di questa Arciconfraternita,
di portar rispetto ed obbedienza ai superiori,
amore e benevolenza
ai confratelli della medesima
  

 ...... alla  Chiesa di S. Giovanni.....Oggi

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 Chiesa di S. Giovanni  Battista nella Settimana Santa 2008

 La  chiesa, a chi percorre la stretta via San Giovanni, appare quasi all'improvviso in un modestissimo slargo addossato a costruzioni povere che  caratterizzano  il quartere di Villanova. . Secondo il Corona il nome di Villanova sarebbe stato dato dai Greci che lo avrebbero denominato "Valle Enoe" da cui ,per corruzione, trarrebbe origine il nome attuale.In epoca romana Villanova era stazione militare e possedeva una torre fortficata(Castrum) che,sotto la dominazione aragonese fu trasformata nel campanile della chiesa parrocchiale dedicata a San Giacomo.  Un'antica tradizione vuole che questo quartiere sia stato il luogo del primo insediamento di un numeroso gruppo di Ebrei tra i 4000 confinati in Sardegna dall'imperatore Tiberio nel 17 d.c. Un'altra antica tradizione accolta anche dal Vidal e dal Bonfant  colloca la costruzione della parrocchiale di questo rione in occasione del passaggio a Cagliari dell'apostolo Giacomo di ritorno dalla penisola iberica.Tale passaggio è affermato dal Breviario Armeno nella lezione di S. Giacomo apostolo. tutto ciò porta a supporre l'esistenza di Villanova come insediamento umano nel cuore della città, fin dal primo secolo dell'era cristana e a soli pochi anni dalla morte di Cristo. I primi documenti che ne attestano l'esistenza, risalgono però alla fine del XIII secolo. In un trattato di pace tra Pisa e Genova del 3 Aprile 1288 risulta tra le ville annesse alla città e cedute al vincitore insieme a Pirri, Cepola, Vetralla, Stampace e viene già allora indicata col nome di "Villam Novam"  Nel1292 risulta ancora citata sotto il nome di "Villanova", in una sentenza pronunciata da Flace Bellomme,giudice  della corte di Marsiglia.", L'esistenza della chiesa, comunque, sembra  confermata già nel 1415 da un documento che ricorda il "vico de Sancto Joanne". La chiesa è inoltre   citata come <S. Joannis templum> nell'elenco degli "Insignora  Aedificia" del quartiere di Villanova  allegato alla famosa veduta  di Cagliari con i suoi quattro quartieri nei quali si estendeva la città  e ancor oggi cosi' denominati: Castello( il Castrum Karalis fortificato sotto la dominazione pisana), Marina(l'antica Bagnara che fu poi denominata Lapola dagli Aragonesi),e che rappresentavano un unico corpo, cinto da mura  e fortificato, e infine Stampace e Villanova due appendici o quartieri aggiunti . Esso fu eseguito da Sigismondo Arquer e inserito nella Cosmographia Universalis del Munster stampata a Basilea nel 1550(fig.1). Accanto a quella del vescovo Antonio Machin, l'unica rappresentazione di Cagliari diversa, come si può notare,da quella  di Sigismondo Arquer, è la pianta della nostra città  ( fig.2) del dottore in teologia e studioso dell'agiografia sarda il cagliaritano Juan Francisco Carmona. riportata nel suo monoscritto " Alabanças de los Santos de Sardeña....." del.1631. Il Carmona ci mostra Cagliari in modo preciso e particolareggiato per quanto riguarda i quartieri, le mura, le torri e le chiese. ma anche per le montagne e il porto con le sue barche. Ha anche l'opportunità di enfatizzare il suo sviscerato amore verso Cagliari con un breve componimento autocelebrativo,  "Caller soj y sere"  ( Cagliari per sempre) in cui la straordinaria conformazione geografico-urbanistica della città viene accostata all ''aquila reale"-di cui il Castello , centro del potere e residenza dell'aristocrazia, è la testa,  la coda ,invece, è rappresentata dal quartiere della Marina , mentre le due ali sono costituite dagli "apendicios" di Villanova e di Stampace( ancor oggi dai più vecchi cagliaritani, nalla loro singolare parlata vengono definiti "Appendizius) ..Infine, tesse" le lodi " (sempre nel suo monoscritto), di San Bardilio, martire glorioso, invocato e benigno per qualsiasi infermità,malattia,tribolazioni,affanni e avversità. Colui che lo invoca e lo supplica riceve immediatamente la grazia di cui ha bisogno". E poco più avanti si viene a sapere che "l'oratio è composta da tredici Paternoster e da tredici Avemarie  e   che  la festa del Santo si celebra il 3 Maggio nella chiesa della Vergine Maria del Porto".                                                                                 

                                                      Figura(1)                                                              figura (2)                                                                                        

                                                                        

Per lo Scano la chiesa fu eretta in epoca imprecisata prima della metà del sec. XIII, Altri autori danno S,Giovanni come esistente  dal 1371. Ad esempio Luisa d'Arienzo cita in una sua ricerca,apparsa su Archivio Storico Sardo , un certo De Caules,che aveva ottenuto ,quale privilegio per servizi resi, un terreno e una casa in Villanova,nel "vico S.Giovanni". Quindi se esisteva il vico,esisteva già S. Giovanni nel 1371, anche se la chiesa  non è più  nel 1365 negli elenchi  della Mensa Arcivescovile. Era infatti già comparsa  come parrocchia di Villanova nel 1336, probabilmente  acquisita dall'Arcivescovo di Cagliari,Giovanni d'Aragona. La prima attestazione della via S. Giovanni, che verosimilmente da questa prese il nome , tuttavia,è datata come già detto nel 1415.  Dai documenti risulta ,inoltre, che questa chiesa fu costruita o  ricostruita  come oratorio nella seconda metà del sec. XVII, oppure tra la fine del Seicento e il primo Settecento,ma è  più probabile  nella prima metà del 1600 perché nel 1639 vi si insediò l'Arciconfraternita della Vergine Santissima della Solitudine su precisa richiesta rivolta all'arcivescovo per le difficoltà di trasportare,come già citato precedentemente,i simulacri durante la settimana Santa dalla lontana chiesa di S. Bardilio fino alla cattedrale nel quartiere di Castello e viceversa.........Un furioso incendio,verificatosi  nella notte dell'11 Novembre 1752 ,purtroppo , recò gravi dannii  alle strutture e agli arredi della chiesa di San Giovanni , e quindi gran parte dei documenti di archivio andarono distrutti, e con loro quasi tutta la storia della confraternita relativi ai primi 150 anni di vita. Grazie alla testimonianza scritta di un confratello di allora, si può risalire alla storia dell'Arciconfraternita, in quanto tale documento riporta brevemente l'attività del sodalizio dalla sua nascita fino a quel gravissimo incendio. L'opera di alcuni coraggiosi confratelli che scalando il muro della sacrestia dalla parte di via Piccioni (alto circa otto metri) e penetrando in essa, non esitarono  a gettarsi tra le fiamme salvando ,cosi' , i due preziosi simulacri del gigantesco Crocifisso snodabile e  dell'Addolorata, che, tuttavia , risultò gravemente danneggiato. Nel secondo decennio dell'Ottocento le finanze dell'edificio versavano in stato disastroso e la chiesa era prossima alla chiusura, come attestano alcune carte d'archivio relative all'attività della Confraternita. Nel 1818 si parla ,infatti, di San Giovanni come ""di una chiesa povera, che non può supplire  neppure alle spese più precise ed indispensabili del culto esteriore. E' noto inoltre che dopo il1870, col sorgere della" questione romana" le associazioni religiose  attraversarono un perodo di decadenza forse definitiva. La L. 17 Luglio 1890 n. 6972 fu emanata infatti per regolamentare le istituzioni pubbliche di beneficenza. Avvalendosi di tale legge, nel1923, il Commissario del Comune di Cagliari  deliberò che , dopo aver effettuato un censimento delle confraternite, si prelevasse dalle loro rendite una certa somma destinata alla costruzione di un asilo per bambini affetti da tracoma. La  Confraternita della Solitudine era, in base alle rendite, al settimo posto tra le 17 confraternite allora attive: fu tra le più penalizzate, vedendosi detrarre da una rendita ammontante a lire  3200 la somma di lire 1400, pari a circa il 50% del totale.Come si può notare, quindi,  accanto ai fini di culto, sono evidenti i risvolti di interesse economico e finanziario legati alle associazioni religiose, che  si possono esaminare anche in diverse cause civili intercorse fra la Confraternita e privati per il possesso di immobili o terre --Particolarmente lunga(1818-1830) fu, ,per esempio ,la causa che vide la Confraternita agire contro il baccelliere Raimondo Martis per l'usufrutto di una casa sita fra la contrada di San Giovanni e la contrada detta "di Piccioni", facente parte del legato di una certa Lucrezia Figus..........Ritornando alla. Chiesa di S. Giovanni attuale c'è subito da rilevare che è a pianta rettangolare,  mononavata con profonde cappelle laterali e presbiterio sopraelevato ridotto in larghezza rispetto all'aula e dal retro del quale si accede alla piccola sacrestia. L'aula e il presbiterio sono voltati a botte impostata su cornice aggettante e le cappelle, in numero di tre per lato, presentano identica copertura. La cantoria è addossata alla controfacciata e sovrasta la bussola del portale d'ingresso. La facciata, in stile neoromanico,  fu costruita nel Novecento, infatti lo Spano ne attesta l'assenza nella propria descrizione dell'edificio nel 1861. Essa presenta lesene angolari che originano una teoria di archetti ascendenti paralleli agli spioventi del terminale a capanna; è inoltre bipartita da una cornice marcapiano in lieve aggetto, che delimita uno specchio superiore con due monofore e un rosone, uno inferiore con portale architravato inquadrato da un arco a pieno centro su piedritti conclusi da capitelli decorati con motivi fitomorfi stilizzati; ai piedritti sono addossate due esili semicolonne che, dopo piccoli capitelli analoghi ai precedenti, continuano verso l'alto accompagnando l'intero percorso dell'arco. Una lunetta sovrasta,infine, l'architrave al quale è appeso lo stemma della Confraternita,  Nascosto dal prospetto novecentesco e disposto perpendicolarmente ad esso è un campanile a vela, relativo alla costruzione originaria, datato 1893......... Nel1944 la costruzione è stata oggetto di restauri, a causa dei danni arrecati dai bombardamenti del '43. 

 Innumerevoli erano le Confraternite e Congregazioni nei secoli XVII e XVIII.  Ma già nella seconda metà del XVII secolo, buona parte di esse  non operavano più, o si erano già estinte.  Il Cossu  ad esempio, attesta che nel 1780 quando la città contava poco meno di 27.000 abitanti, le Confraternite aventi una  propria chiesa o oratorio erano in numero di 10. Tra le poche allora attive, la Confraternita della Solitudine,  che oltre nel  distinguersi per il riscatto degli schiavi, per la redenzione dei prigionieri, per l'assistenza dei condannati a morte e relativa sepoltura e  infine per l'assistenza dei colpiti dalla peste che flagellò Cagliari e la Sardegna tutta  tra il1652 e il 1656,si distingueva anche per le attività liturgiche, per l'impegno sociale e per le opere di bene nei confronti dei bisognosi del quartiere di VIllanova, pratica ancora oggi in auge.  Il pontefice Pio IX, in riconoscimento della attività già secolare dell’Arciconfraternita, impegnata fattivamente nelle attività liturgiche, nell’impegno sociale con le opere di bene a favore dei bisognosi, nel 1878 con "Breve" pontificale  la eresse ad Arciconfraternita.     

Le "costituzioni" (oggi detto Statuto) esistenti risalgono rispettivamente agli anni:

  • La prima non rilevabile , perchè in gran parte distrutta  dall'incendio ed anteriore al 1700; 
  • La seconda risalente ai 1712, in parte bruciacchiata,redatta in lingua spagnola come la precedente e dal titolo:"Ordenaciones de la confradia  de Nuestra Señora de la Soledad,confirmada en el año 1712-(Esistono ,inoltre ,nello stesso archivio ,una documentazione  riguardante un'eredità del 1754 ed un verbale del consiglio della Confraternita  in data 18 Giugno 1755. Esiste,poi, una "memoria" manoscritta redatta in lingua italiana,senza data,ma da collocarsi quasi certamente tra la fine del XVIII secolo e gli inizi del secolo successivo riguardante "L'origine della Confraternita e stato della chiesa del precursore del Divin Verbo umanato,cioè, "S. Giovanni Battista")-;
  • La terza scritta in Italiano, risalente al 1805,  approvata dai confratelli nella seduta del 21 Luglio 1805  e controfirmata dall'allora Arcivescovo della archidiocesi Cardinale  Diego Gregorio Cadello in data 6 Settembre 1805,e che porta questo titolo:" Costituzioni che debbonsi inviolabilmente e generalmente osservare dalla Confraternita della Solitudine, sotto l'invocazione di San Giovanni Battista, nel sobborgo di Villanova di questa città, nella chiesa di detto Santo."  Essa consta di 21 capitoli ognuno dei quali comprende uno o più articoli  ,Pur restando ancora ufficiale, questo statuto venne modificato nel 1897 attualizzandolo alle nuove esigenze della vita sociale decisamente cambiata rispetto all'origine. All'origine ,infatti, la Confraternita prevedeva  tre classi di confratelli: La Prima Classe comprendeva :Sacerdoti, cavalieri, avvocati, medici, e nobili; La Seconda Classe comprendeva :Notai, procuratori ed altri di elevata condizione civile; La Terza Classe . comprendeva : Artigiani e operai .Per essere ammessi al sodalizio e "professare l'abito" bisognava indirizzare apposita supplica al "conservatore" e ai due"guardiani".Se non vi erano impedimenti il postulante riceveva entro otto giorni il decreto di ammissione ed entro gli otto giorni successivi doveva versare un quarto di scudo al "cappellano maggiore" e cinque soldi al "sacrestano". In cambio riceveva una breve informazione sulla "costituzione", una candela e aveva il diritto di partecipare alle "Giunte Generali" o assemblee di tutti  i confratelli, ma nei primi sei mesi,il suo voto aveva solo  valore consultivo Durante questi sei mesi e prima  di compiere 18 anni , non poteva ricoprire  alcuna carica sociale.Queste erano costituite da un "conservatore" e da due "guardiani"eletti per un anno, rappresentanti la "Giunta generale", mentre "la Giunta degli eletti" era  costituita da sei confratelli con incarico perpetuo scelti tra i più capaci e devoti alla chiesa. Tra di essi veniva eletto successivamente un "segretario"che doveva necessariamente essere un notaio appartenente,quindi, alla prima classe. Altre cariche erano quelle di "sacrestano", di "andador", di "contadore",e di "procuratore generale".Per consuetudine, inizialmente la carica di "Conservatore" della confraternita, oggi Presidente, era di pertinenza della prima classe e solitamente devoluta ad un nobile. Il primo fu il vice  Re di Spagna, residente in Cagliari, che ne favorì e patrocinò la costituzione, mentre a quella dei due "Guardiani" potevano accedere anche quelli della seconda classe.  A questa classe erano devolute tutte le cariche amministrative. Alla terza classe venivano riservati solo alcuni posti nel consiglio. Le nomine  alle varie cariche sociali avvenivano in due modi. Il "conservatore",i due "guardiani",il "prefetto",i due "provveditori",gli "obrieri" e i "conservatori" per le feste principali venivano eletti col sistema della "insaccolazione" od estrazione a sorte. Tutti i rimanenti incarichi ed impieghi venivano ,invece, conferiti dalla "giunta degli eletti" 
  • Nell'immediato dopoguerra lo Statuto ha avuto altri due adattamenti, uno nel 1974 e un'altro nel 1995,che è l'ultimo ed è anche quello che  viene seguito e fatto rispettare.Oggi , pertanto,tutto è più fluido ed adattato ai tempi moderni.Tant'è vero che l'Organizzazione interna è cosi'  formata :l'Assemblea Generale dei Soci che è l'organo sovrano e preminente, e vigila approvando l'attività del consiglio; -- il  Consiglio Direttivo eletto ogni due anni per elezione a cui sono chiamati tutti i Confratelli , ed ha un numero variabile di membri in funzione del numero dei Confratelli,-- il Presidente eletto anch'esso ogni due anni è scelto in seconda battuta tra i membri del Consiglio,in seconde elezioni convocate a distanza di 15 giorni dalle precedenti. Egli è il legale rappresentante del Sodalizio, convoca e presiede il Consiglio e l'Assemblea Generale, fa rispettare lo Statuto,sovrintende all'amministrazione dell'Arciconfraternita, unitamente al Consiglio, rendendone conto all'Assemblea, che dev'essere, pertanto riunita almeno una volta all'anno per l'approvazione del bilancio, per la ratifica delle decisioni deliberate del Consiglio e per l'ammissione dei nuovi Soci;  Il Primo e Secondo Vice Presidente, come il Presidente,vengono eletti tra i membri del Consiglio e sostituiscono nell'ordine il Presidente nelle sue funzioni in caso di assenza o per delega dello stesso;  Altre cariche di rilievo del Sodalizio sono: il Segretario, il Tesoriere, il Sacrista Maggiore, il Presidente della Società del Cristo,l'Esattore  delle quote,  Il Segretario, eletto dal Consiglio, è incaricato di verbalizzare le sedute del Consiglio e dell'Assemblea Generale, di tenere i relativi registri aggiornati, di conservare le documentazioni varie in un apposito Archivio, e in particolare, verbalizzare gli scrutini delle elezioni, di redigere i mandati di pagamento, di raccogliere ed archiviare la corrispondenza di qualsivoglia genere, di redigere su istruzioni del Presidente o del Consiglio le eventuali risposte, di emanare gli avvisi ai Soci;  il  Tesoriere, anch'esso eletto dal Consiglio, è incaricato di amministrare i fondi in denaro liquido o variamente impiegato in operazioni bancarie. E' suo compito, inoltre, stendere annualmente il bilancio, da sottoporre al Consiglio ed all'Assemblea Generale; il  Sacrista Maggiore, pure lui eletto dal Consiglio, è colui che si prende più direttamente cura  della Chiesa di San Giovanni, sia per ciò che riguarda l'ordine solito del suo interno e la conservazione degli arredi Sacri, dei Simulacri e degli altri oggetti di proprietà dell'Arciconfraternita, sia per quanto riguarda lo svolgimento delle funzioni in Chiesa. In tali compiti può essere aiutato da Confratelli e Consorelle o anche devoti abituali dell Chiesa, ma ciò può avvenire sempre sotto la sua supervisione;  il Presidente della Società del Cristo verrà scelto tra i membri del Consiglio. E' suo compito organizzare i Soci del Cristo, possibilmente procurarne dei nuovi, ed è per consuetudine colui che dirige il trasporto del Simulacro del Cristo, potendo tale incombenza essere affidata ad altro Confratello solo in sua assenza,inoltre, è suo compito raccogliere le quote d'iscrizione alla Società del Cristo potendo a tale scopo avvalersi dell'aiuto dell'Esattore delle quote ; L'Esattore delle quote ha il compito di riscuotere le quote dei Soci, che poi provvederà a versare al Tesoriere dandone comunicazione al Segretario. Nel caso che, per tale incombenza, sia costretto a recarsi a domicilio, ha diritto ad un piccolo compenso necessario a rifonderlo delle spese di spostamento, inoltre ha anche l'incarico di segnalare al Consiglio i membri morosi da oltre tre anni, i quali Soci da questo momento vengono considerati decaduti.     

           2 Fotografie storiche, scattate il 26 aprile 1908 durante la grande processione

che sì svolse a Cagliari per la proclamazione di N.S. di Bonaria a patrona massima della Sardegna.

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I confratelli dell'Arciconfraternita della Solitudine caricano in spalla il simulacro originale della Madonna di Bonaria

I Papi che, principalmente, hanno contraddistinto il cammino storico e  religioso dell'Arciconfraternita: 

 Clemente VIII:

  

Paolo V 

  

Innocenzo XII

 

Pio IX

     

 Gerarchia Ecclesiastica Attuale

 

Joseph Alois Ratzinger - Marktl am Inn, 16 aprile 1927

    
Papa Benedetto XVI

Papa Benedetto XVI, in latino: Benedictus XVI (nato Joseph Alois Ratzinger; Marktl am Inn, 16 aprile 1927):
E'  il 265° vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica (il 264° successore di Pietro),
Primate d'Italia e sovrano dello Stato Vaticano
(accanto agli altri titoli connessi al suo ruolo), teologo e fermo sostenitore della tradizione della Chiesa.
È stato eletto papa il 19 aprile 2005
Il motto di Benedetto XVI in italiano è: «Noi dobbiamo innalzarci a tal punto da essere cooperatori della verità».

 

 S.E. Mons. Giuseppe Mani - Rufina, 21 Giugno 1936 

Arcivescovo Metropolita di Cagliari
S.E. Mons. Giuseppe Mani è nato a Rufina, in provincia di Firenze eDiocesi di Fiesole,il 21 giugno del 1936.
E’ stato ordinatosacerdote il 12 marzo1960 con incardinazione nella Diocesi di Fiesole, inizia il suo ministero
presso la delle parrocchie di Fiesole. Dopo aver esercitato il servizio pastorale in qualità di coaudiutore
nella parrocchia di Faella in Valdarno, è stato a disposizione dell'Ordinariato militare in Italia per assumere
il ruolo di direttore spirituale del seminario per futuri cappellani militari di Pomezia fino al 1996. Nel frattempo
ha conseguito la laurea in Utroque Iure presso la Pontificia Università Lateranense e la licenza in Teologia
morale e spirituale, rispettivamente presso l'Accademia Alfonsiana e presso l'Istituto di Spiritualià della Pontificia
Università Gregoriana. Dopo essere stavo vicario cooperatore della parrocchia Santi Marcellino e Pietro in Roma,
è stato nominato nel 1968, Direttore Spirituale del Pontificio Seminario Romano Minore e nel 1970 Direttore Spirituale
del Pontificio Seminario Romano Maggiore. Ha svolto tale incarico fino al 1978, anno in cui ha assunto quale
rettore la direzione del medesimo Seminario. Il 29 ottobre1987papa Giovanni Paolo II lo nomina vescovo
titolare di Zaba e Ausiliare di Roma. Riceve l'ordinazione episcopale il 7 dicembre1987 dal cardinaleUgo Poletti
(coconsacranti: arcivescovo Ennio Appignanesi, vescovo Plinio Pascoli). Riceve l'incarico di vescovo ausiliare
del Settore Est e di incaricato della pastorale familiare nell'intera Città di Roma. Inizia così sotto la sua guida
il lavoro del Centro per la Pastorale Familiare che prende corpo negli uffici del II piano del Palazzo Apostolico
Lateranense in piazza San Giovanni in Laterano. A lui si deve la fondazione del primo consultorio familiare cattolico
della Diocesi di Roma aperto in via Tuscolana 619 nella zona del Quadraro. Fonda il periodico "Famiglie a Roma"
dedicato alle risorse ed alle problematiche delle famiglie della capitale. Il 31 gennaio1996 è promosso arcivescovo
dell'Ordinariato militare in Italia ed in quanto tale, in vrtù di quanto previsto dal concordato, gli viene conferito il grado
di generale di corpo d'armata. Il 20 giugno2003 viene nominato arcivescovo di Cagliari. Il 4 settembre prende possesso
canonico e il 6 settembre inizia il servizio episcopale nell'arcidiocesi di Cagliari.
Dal 12 dicembre2006 è Presidente della Conferenza Episcopale della Sardegna.

 
 
 
S.E.  Mons. Mosè Marcia-S.Sperate(Ca),10 Ottobre1943
 
 
Vescovo Ausiliare di Cagliari
Il Rev.do Mons. Mosè Marcia è nato a S. Sperate (CA) il 10 ottobre 1943.
È entrato nel Seminario minore nel 1955, dove ha frequentato le scuole medie inferiori e superiori.
Nel Seminario Maggiore di Cuglieri (1968-1971) prima e di Cagliari (1971-1973) poi ha studiato filosofia e teologia,
conseguendo la Licenza in teologia. È stato ordinato presbitero il 17 luglio 1973, a Cagliari, sua arcidiocesi di appartenenza.
Ha ricoperto i seguenti incarichi: Segretario particolare dell’Arcivescovo (1973-1985);
Rettore del Seminario Arcivescovile (1985-1991); Parroco dei SS. Pietro e Paolo a Cagliari (1991-2001).
Dal marzo 2000 è Economo dell’arcidiocesi di Cagliari. Dal 1991 è Cappellano di Sua Santità.
Dal 2001 è pure Padre Spirituale del Seminario Regionale. È Canonico del Capitolo Metropolitano di Cagliari.
Il 03 giugno 2006 è stato eletto Vescovo e il 08 settembre 2006 è stato ordinato
Vescovo Titolare di Vardissima come Ausiliare di Cagliari.

 


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